C’è un momento, verso fine settembre, in cui i muretti a secco che reggono i vigneti sopra Dasindo sembrano sudare. Non è una metafora: la pietra trattiene il calore del giorno e lo restituisce di notte alle viti, e se ci passi vicino all’alba, quando la nebbia sale dal fondovalle del Sarca, puoi quasi sentire il profumo dolciastro dell’uva che comincia a cedere. Un ospite che ha soggiornato alla Masadega ci ha raccontato di essersi svegliato presto quel mattino, di aver imboccato il sentiero a caso, e di essersi trovato a chiacchierare per mezz’ora con un vignaiolo intento a controllare i grappoli uno a uno. «Non sapevo nemmeno che qui si facesse vino», ha detto al ritorno. Invece sì. E ne vale la pena sapere qualcosa di più.
I vigneti terrazzati vicino al Banale: una storia di fatica e ingegno
Il territorio che circonda San Lorenzo Dorsino non è mai stato generoso con chi ci ha vissuto. I versanti del Banale scendono ripidi verso la valle del Sarca, e strappare uno spazio coltivabile a quella pendenza ha richiesto secoli di lavoro manuale. I terrazzamenti che vediamo oggi — file ordinate di muri a secco in pietra calcarea — sono il risultato di generazioni di contadini che hanno letteralmente costruito il suolo, palata dopo palata.
In questo paesaggio, la vite ha trovato condizioni particolari: escursioni termiche marcate tra giorno e notte, suoli poveri e drenanti, esposizioni che variano molto anche in breve distanza. Non si producono grandi quantità, ma quello che esce da queste vigne ha spesso una personalità che sorprende.
Nosiola e Vino Santo: i protagonisti di questa valle
Il vitigno simbolo di quest’area è la Nosiola, un bianco autoctono trentino quasi sconosciuto fuori dalla regione. Resiste bene all’altitudine, matura tardi, e dà vini con una freschezza che ricorda la nocciola verde — da qui il nome, probabilmente. Ma la sua forma più rara e affascinante è il Vino Santo Trentino, ottenuto lasciando appassire i grappoli su graticci per mesi, fino alla primavera successiva.
Questa tradizione è rimasta viva soprattutto nelle Giudicarie Esteriori, l’area che comprende il Banale e i comuni vicini fino a Lasino e Calavino, lungo la Valle dei Laghi. Alcune famiglie producono ancora Vino Santo in quantità minuscole, quasi artigianali, con metodi che non sono cambiati di molto nell’ultimo secolo. Trovarne una bottiglia richiede pazienza e qualche buona indicazione — non si vende nei supermercati.
Cantine e produttori: dove andare
Nel raggio utile da San Lorenzo Dorsino, il punto di riferimento per capire il Vino Santo è senza dubbio la Valle dei Laghi, raggiungibile in una ventina di minuti di macchina scendendo verso Trento. Qui si concentrano le famiglie che ancora coltivano Nosiola sui terrazzamenti e la lasciano appassire fino a marzo, quando i botritis cinerea — la cosiddetta muffa nobile — fanno il loro lavoro sui grappoli rimasti sui graticci.
Alcune cantine aprono su appuntamento o in occasione di eventi locali. Non sono luoghi pensati per il turismo di massa: spesso si tratta di cantine di famiglia dove il titolare è anche il vignaiolo, il contabile e la guida. Proprio per questo, quando ci si riesce a entrare, l’esperienza è di quelle che restano. Per orientarsi sulle aperture e sugli appuntamenti legati al mondo del vino in zona, il sito Visit Paganella e Visit San Lorenzo Dorsino sono i punti di riferimento più aggiornati.
Camminare tra i filari: i sentieri che passano per i vigneti
Una delle cose meno scontate di quest’angolo di Trentino è che i vigneti terrazzati si possono raggiungere a piedi, senza bisogno di organizzare tour guidati. Diversi sentieri della rete SAT che partono dal Banale scendono o traversano zone vitate, spesso con viste sul fondovalle che compensano abbondantemente la fatica della salita.
La sezione SAT di San Lorenzo in Banale è un ottimo punto di contatto per chi vuole capire quali percorsi passano per i vigneti o nelle loro vicinanze: li trovate su sat.tn.it. Camminare tra i filari a fine settembre o in ottobre, quando i colori virano sul giallo e sull’arancio, ha un ritmo completamente diverso dall’escursionismo estivo. Si va più piano, ci si ferma, si guarda.
Abbinamenti e cosa portarsi a casa
Se riuscite a procurarvi una bottiglia di Nosiola ferma — non il Vino Santo, che è dolce e si beve in piccoli sorsi — provatela con i formaggi freschi della zona, in particolare con le tome a pasta semidura che si trovano ancora in qualche malga attiva sopra Dorsino. L’acidità del vino regge bene il grasso del formaggio, e il risultato è uno di quegli abbinamenti che sembrano ovvi solo dopo averli provati.
Il Vino Santo, invece, è tradizionalmente abbinato ai crostini con fegato o alla torta fregolotta, un dolce a base di mandorle tipico del Trentino. Ma la verità è che molti lo bevono da solo, alla fine di un pasto, senza accompagnamento. È già abbastanza.
Per chi vuole approfondire il tema con eventi, degustazioni o visite in cantina organizzate, una ricerca su CrushSite permette di trovare gli appuntamenti stagionali più vicini al territorio.
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Se stai pianificando un soggiorno nel Banale con il vino in mente, sappi che sia Casa dei Pariani — l’appartamento in paese, comodo per muoversi in auto verso la Valle dei Laghi — sia Masadega dei Pariani — la baita nel bosco, perfetta come base per i sentieri tra i vigneti — sono posti dove si dorme bene e si riparte con voglia. Chi li gestisce conosce il territorio abbastanza da darti qualche indicazione in più di quelle che trovi online.


